Da quando sono padre mi sento spento o irritabile: quando chiedere aiuto?

Fai quello che serve, ma ti sembra di attraversare le giornate senza esserci davvero. Oppure ti arrabbi per cose che prima riuscivi a tollerare e poi ti vergogni. Puoi pensare che non ci sia spazio per il tuo malessere: la tua partner ha affrontato la gravidanza e il parto, e tu senti di dover essere quello che regge.

La stanchezza merita attenzione, ma non spiega automaticamente tutto. Anche i padri possono attraversare una depressione dopo la nascita di un figlio. Sentirsi irritabili o poco coinvolti non basta per riconoscerla: serve comprendere l’insieme dell’esperienza, la sua durata e quanto interferisce con la vita.

Che cosa è cambiato per te?

Hai perso interesse anche per cose che prima ti coinvolgevano? Ti stai isolando, fai fatica a concentrarti o ti giudichi continuamente? Riesci a riposare quando ne hai la possibilità? Queste domande possono aiutarti a raccontare ciò che accade; non sono un test per attribuirti una diagnosi.

Conta anche il significato che dai al chiedere aiuto. Potresti viverlo come un carico aggiuntivo per la famiglia, una prova di debolezza o il rischio di essere considerato un cattivo padre. Esplorare queste preoccupazioni permette di capire che cosa rende difficile parlare proprio quando ne avresti bisogno.

Uno spazio per parlarne, una valutazione quando serve

Se il malessere persiste, peggiora o pesa sulla cura di te e sulle relazioni, puoi rivolgerti a uno psicologo o al medico per una valutazione. Si può partire dal sonno, dalle giornate, dal sostegno disponibile e da come stai vivendo la paternità, senza presumere una causa unica.

Se compaiono pensieri di farti del male o temi di non riuscire a tenere al sicuro te stesso o il bambino, cerca aiuto urgente presso i servizi di emergenza del luogo in cui ti trovi e coinvolgi una persona fidata.

Per un lavoro sulla tua esperienza puoi leggere come si svolge il mio supporto psicologico per neopadri.

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