Puoi sentirti ansioso, irritabile, stanco o meno vicino alle persone che ami e pensare che il problema sia il lavoro, la relazione o un tuo limite personale. A volte è così. Altre volte il vivere all’estero è una parte della situazione che resta poco visibile, proprio perché è diventata la tua normalità.
Parlare ogni giorno in una lingua che non è la tua, capire regole implicite, creare legami, mantenere quelli in Italia, orientarti tra aspettative differenti: ciascuna cosa può sembrare piccola. Insieme, però, possono occupare spazio. Anche chi ha scelto con convinzione di partire può attraversare una fatica che non aveva previsto.
Una domanda diversa da “è colpa dell’estero?”
Attribuire tutto al trasferimento sarebbe semplicistico. Una difficoltà può avere a che fare con la tua storia, con la coppia, con il lavoro o con condizioni materiali. La domanda utile è più precisa: che cosa cambia, nella difficoltà che stai vivendo, se includiamo anche il contesto in cui vivi?
Per esempio, una discussione con il partner può riguardare la relazione e anche il fatto che uno dei due abbia più amici, più padronanza della lingua o più possibilità di lavorare. Una crisi sul lavoro può toccare la sicurezza economica e, insieme, il timore di aver sbagliato a trasferirti.
Da dove partire
Prova a raccontare la difficoltà senza cancellare il Paese in cui accade: chi hai vicino, cosa puoi fare facilmente, cosa richiede uno sforzo in più, quali legami sono lontani. Non è una diagnosi né una spiegazione già pronta. È un modo per vedere meglio la situazione prima di decidere che cosa fare.
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