La notizia arriva al telefono. Devi capire se puoi partire, trovare un viaggio, avvisare il lavoro. Oppure riesci a rientrare, partecipi al funerale e dopo pochi giorni sei di nuovo all’estero, dentro una quotidianità che sembra non sapere nulla di ciò che è successo.
Al dolore per la perdita possono aggiungersi domande sulla distanza: «Avrei dovuto chiamare», «Dovevo accorgermene», «Se fossi rimasto…». A volte riguardano una scelta precisa che ti pesa; altre volte chiedono a te stesso di aver saputo in anticipo ciò che allora non potevi conoscere.
Quale assenza ti fa più male?
Non essere stato presente negli ultimi giorni, non aver potuto salutare, non poter condividere il ricordo con i familiari sono esperienze diverse. Dare un nome a quella che ti riguarda può aiutarti a raccontarla, senza ridurre tutto alla colpa di essere partito.
Può essere importante tornare a ciò che sapevi e alle possibilità che avevi in quel momento, considerando anche lavoro, denaro, documenti e legami. Questo non è un modo per cancellare il rimpianto. È uno spazio per comprenderlo dentro la storia reale delle tue decisioni e del rapporto con la persona che hai perso.
Un dolore che continua in luoghi diversi
Chi è rimasto può condividere ricordi, oggetti e luoghi a cui tu accedi solo a distanza. Potresti desiderare telefonate, fotografie, un gesto personale o un momento da vivere al ritorno; potresti anche non sentirti pronto. Non c’è un rito da prescrivere che abbia lo stesso significato per tutti.
La distanza può rendere più difficile far sapere come stai alle persone che frequenti ogni giorno. Chiedere compagnia o uno spazio per parlare può partire da una richiesta concreta, senza dover raccontare subito tutto. Se senti il bisogno di esplorare questa esperienza, trovi qui il mio lavoro di psicoterapia online per italiani all’estero.
